FESTIVAL 2014

II^ EDIZIONE

Location

La seconda edizione dell'Apulia Land Art Festival si tiene presso il comune di Specchia (LE), venerdì 29, sabato 30 e domenica 31 agosto 2014.

Specchia è un comune di circa cinquemila abitanti situato nell'entroterra del basso Salento, nella zona di confine che separa il mar Ionio dal mare Adriatico. Il borgo si distingue per essere un esempio illustre di luogo in cui la tradizione si coniuga con l’innovazione, un sito ricco di bellezze naturali e culturali e importante centro per l'economia rurale della regione Puglia.

Il borgo di Specchia nel 2012 è stato insignito del premio "Gioiello d'Italia", che ogni anno viene conferito a borghi particolarmente interessanti dal punto di visto architettonico. Tra le sue bellezze spicca il Castello Protonobilissimo Risolo, edificio fortificato risalente al XVI secolo, che ospita la nuova biblioteca comunale e una mediateca per l'area euromediterranea, progetti realizzati con il contributo del Cict – Consiglio internazionale del cinema, della televisione e della comunicazione audiovisiva presso l’Unesco. Di particolare interesse e suggestione sono inoltre i tanti oleifici sotterranei, grotte un tempo utilizzate per produrre olio di oliva, restaurati e recuperati dall'amministrazione comunale insieme ad alcuni reperti di interesse storico e architettonico.

L'Apulia Land Art Festival avrà il suo fulcro in due aree di particolare interesse nel comune di Specchia: il castello Protonobilissimo, dove si terranno eventi quali mostre documentarie, interventi musicali, incontri e convegni, e il Bosco SIC di Cardigliano, dove gli artisti saranno al lavoro nel realizzare la proprio opera. Se il borgo di Specchia si è fatto notare per le sue caratteristiche architettoniche, il territorio denota anche una particolare importanza dal punto di vista naturalistico, per la sua vegetazione autoctona e biodiversità, tanto che gli sono state riconosciute ben quattro aree di interesse comunitario (SIC) su un totale di sedici in tutto il Salento. Tra queste spicca il Bosco SIC diCardigliano, premiato nel 2013 con il prestigioso premio internazionale "Un bosco per Kyoto", che ne ha riconosciuto l'importanza come fulgido e rigoglioso esempio di macchia mediterranea da preservare e tutelare. Nell'area protetta e nell'area adiacente, tra esemplari di quercia spinosa, corbezzolo, ilatro e alaterno, nonché di numerose specie di orchidee selvatiche, nei tre giorni di Festival il pubblico potrà entrare in relazione con gli artisti, impegnati nella realizzazione del proprio lavoro per l'Apulia Land Art Festival, in un duplice percorso di scoperta del bosco e dell'arte.

Tema

Per la sua seconda edizione, la direzione dell'Apulia Land Art Festival ha scelto il tema “Usi e immaginari del carbone”. Un materiale che può essere sia di origine fossile sia derivato da combustione boschiva, che presenta caratteristiche comuni e differenze sostanziali, connotazioni positive o negative a seconda dell'angolazione da cui lo si guardi, dal punto di vista della storia dell'energia o della storia sociale, dei temi legati all'impatto ambientale ai costumi e agli immaginari ad esso legati. Due sono i motivi principali che legano il carbone – sia fossile sia da combustione boschiva – a Specchia e al Salento, alla loro storia energetica, ambientale ed economica da un lato e alla storia sociale dall'altro.

Specchia vanta una lunga storia nella salvaguardia del proprio territorio e nell’impegno a favore dell’utilizzo di energie rinnovabili. Se infatti a Specchia oggi è vasto l'impiego di impianti fotovoltaici, l'attenzione per il tema dell'energia in un'ottica green prese avvio già all'inizio del Novecento, quando il Comune avvertì la necessità di tutelare il proprio territorio passando dall’uso domestico dell’energia e della natura – il focolare e il bosco – allo sviluppo dell’economia locale basato sull’attività della produzione di carbone. Il carbone fu utilizzato anche per alimentare la locale centrale a gas povero, costruita nel 1856 dal titolare di un pastificio del paese per far funzionare il suo mulino, che inoltre distribuiva l’energia prodotta a utenti pubblici e privati di Specchia. Così il carbone, prodotto in gran quantità dal bosco che circondava il borgo, divenne un valido sostituto del petrolio, più costoso ed inquinante. Tale passaggio dalla civiltà contadina alle fonti rinnovabili è testimoniato e raccontato dal Museo del Bosco e delle Fonti rinnovabili di Specchia, attento alla tradizione e all’ambiente, all’interno del quale vengono sviluppate tre tematiche: la civiltà contadina, il bosco e le fonti rinnovabili.

Il carbone – in questo caso il fossile – è al centro anche di una storia che ha segnato profondamente la vita dei salentini e degli abitanti di Specchia. Furono migliaia i pugliesi, che nell’immediato dopoguerra, partirono alla volta dei Paesi d’oltralpe o d’oltreoceano con annunci di paghe alte e tenore di vita migliore rispetto al Sud Italia. E purtroppo molti di loro non fecero più ritorno, come i 262 minatori rimasti sepolti sotto il carbone nelle miniere del Bois du Cazier a Marcinelle nella tragica data dell’8 agosto 1956; 136 erano italiani, 22 provenivano dalla Puglia. Ma i minatori italiani avevano cominciato a lasciare l’Italia già dieci anni prima di quell'incidente, in seguito ad un accordo tra il Governo belga e quello italiano: “lavoro in cambio di carbone”. Con questo accordo “uomo-carbone”, numerose braccia di pugliesi hanno garantito all’Italia postbellica il carbone necessario alla sua crescita economica. In cambio di 1.000 minatori a settimana per ognuno dei cinque bacini carboniferi belgi, il Governo belga mandava all’Italia 200 chili di carbone al giorno per minatore. “Venduti per 200 chili di carbone” è infatti la scritta che capeggia sulla parete del Museo del Minatore di Casarano, borgo in prossimità di Specchia, uno dei rari musei italiani dedicati a questa figura importantissima dal punto di vista storico, sociale ed economico. Il museo narra, con dovizia di particolari, una porzione di storia del Salento che è anche una storia di lavoro e di emigrazione custodita nelle memorie dei suoi abitanti. Documenti, testimonianze, attrezzi da lavoro sono alla base della collezione museale, realizzata a partire dalla seconda metà degli anni quaranta da Lucio Parrotto, ex minatore casaranese che per oltre un trentennio ha lavorato nelle miniere del Belgio, fondando poi il museo a lui intitolato. Tale museo rappresenta una risorsa unica e fondamentale per tracciare la storia di un'attività, quella dell'estrazione mineraria, su cui si è basata gran parte della ricostruzione italiana postbellica. Sempre a Casarano è presente inoltre il Monumento al Minatore Salentino,inaugurato il 7 dicembre 1996, nel 40° anniversario della tragedia di Marcinelle.

L'individuazione del carbone come tema dell'Apulia Land Art Festival 2014 nasce dunque dall'idea di portare il pubblico a rapportarsi con sguardo inedito su questi due materiali che hanno inciso poliedricamente e a fondo sulla storia sociale del territorio salentino.

Curatela

È stata invitata a curare l'Apulia Land Art Festival 2014 Francesca Guerisoli (Genova, 1980), storica dell'arte e curatrice indipendente, docente di Arte e Architettura presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca. I suoi interessi di ricerca comprendono il museo contemporaneo, l'arte nella sfera pubblica, le ultime tendenze artistiche e il rapporto dell'arte con la dimensione sociale e politica.

Francesca Guerisoli ha collaborato a numerosi progetti di ricerca ed espositivi con istituzioni pubbliche e private, tra cui: ICOM – International Council of Museums, Milano; Spazio Oberdan, Milano; Palazzo Ducale, Genova; Fondazione Pietro Rossini, Briosco (MB); e ha realizzato la rete museale “Monza Brianza Musei”, su commissione dalla Provincia di Monza e Brianza. Curatrice indipendente, i suoi progetti sono stati organizzati in diversi contesti espositivi e spazi urbani.

Giornalista pubblicista, ha collaborato con testate specializzate e quotidiani, tra cui “Arte e Critica” e ArtEconomy de “Il Sole 24 Ore”. Ha recentemente pubblicato con il sociologo urbano Matteo Colleoni un testo sull'arte contemporanea all'aperto, dal titolo "La città attraente. Luoghi urbani e arte contemporanea", Egea, Milano 2014.  

Progetto espositivo

Gli artisti selezionati per l'Apulia Land Art 2014 sono: Nico Angiuli, Emanuela Ascari, Fabrizio Bellomo, Enzo Calibè, Oppy De Bernardo, Daniela Di Maro, Silvia Giambrone, Annalisa Macagnino, Valentina Maggi Summo, Sabrina Muzi, Patrizia Emma Scialpi, Salvatore Tulipano, Urkuma, Giacomo Zaganelli, Virginia Zanetti. Sarà inoltre presente un'installazione audio di Cesare Viel realizzata appositamente per il luogo.

Ogni artista realizzerà un lavoro nel particolare contesto paesaggistico del Bosco di Cardigliano, premiato nel 2013 con il prestigioso premio internazionale "Un bosco per Kyoto", che ne ha riconosciuto l'importanza come rigoglioso esempio di macchia mediterranea. L'obiettivo sarà di creare dispositivi di lettura del paesaggio e dello spazio fisico, sociale, culturale o storico del territorio. Il Festival organizza un breve periodo di residenza, secondo la modalità dell'ospitalità diffusa, così da permettere agli artisti di immergersi nel vivo del contesto locale. La mostra al Bosco di Cardigliano consisterà in un percorso di scoperta all'aria aperta, tra sculture e installazioni, interventi sonori, azioni artistico-performative, interventi relazionali disseminati nel bosco, opere che prenderanno forma nei tre giorni di Festival in un processo di scambio tra gli artisti, la flora, il paesaggio e il contesto locale. Il bosco presenta aree ampie, sgombre e pianeggianti e zone più raccolte, disegnate dalla vegetazione circostante; alcune opere si renderanno subito visibili ed esperibili dal pubblico, altre andranno cercate, lasciando il sentiero principale per inoltrarsi nella macchia mediterranea.

Caratteristica dell'Apulia Land Art è di inaugurare le opere al termine del Festival: nelle fasi precedenti, il pubblico sarà invitato ad osservare gli artisti al lavoro, e in alcuni casi essere parte attiva in azioni artistiche e workshop, in progetti d'arte partecipata.

Ogni intervento sarà realizzato site-specific, carattere comune germinato dalle esperienze di Land Art, ovvero ogni opera sarà pensata e realizzata secondo le caratteristiche del luogo; oppure context-specific, cioè generata in relazione al contesto locale. Alcuni dei lavori potranno essere lasciati nel bosco al termine del Festival, soggetti al mutamento e al deperimento causato dal tempo e dai fattori atmosferici.

Artisti

Nico Angiuli

(Adelfia, BA, 1981)

Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Roma, di Bari e allo Iuav di Venezia. Tra i suoi docenti, Tania Bruguera, Angela Vettese, Antoni Muntadas, Olaf Nicolai e Cesare Pietroiusti, con cui ha collaborato per alcuni anni. È stato in residenza alla Fondazione Bevilacqua La Masa, al Centro Negra in Spagna, al Tirana Art Lab in Albania e in Svizzera grazie all'associazione Viafarini. È stato finalista del Premio Lum, 2011. Sue opere sono state esposte a: MART, Rovereto; Fondazione Re Rebaudengo, Torino; MAAM, Roma; NOoSPHERE Arts, NY; 4th Biennale di Atene; SPAC, Buttrio; Sale Docks, Venezia. Incentra la sua ricerca attorno ai modelli di sviluppo collettivo e le sue rigidità, nel sistema economico e nel mondo del lavoro.

Emanuela Ascari

(Sassuolo, MO, 1977 – vive a Maranello)

Nella sua ricerca indaga i processi di trasformazione del territorio, principalmente a partire dalla terra, dalle stratificazioni del tempo e della materia. Rielabora paesaggi esplorando la relazione tra l’uomo e il proprio ambiente, tra cultura ed ecosistema. Espone in mostre personali e collettive tra cui, nel 2014, “here. now. where? Saout Radio”, durante la 5° Biennale di Marrakech, nel 2012 “Luogo Comune” (personale), GuilmiArtProject, Guilmi (CH), “Erosioni a nord-ovest” (personale), Galleria Cart, Monza. Recentemente è stata in residenza presso SOMA, Città del Messico, in collaborazione con ViaFarini Milano, e ha partecipato alla residenza Global Art Programme, progetto di ArteGiovane Milano presso Moly-Sabata, Sablons (FR), realizzando la mostra personale “Risque acceptable”, Valence (FR).

Fabrizio Bellomo

(Bari, 1982 – vive tra Bari, Milano e Berlino)

Artista, curatore e regista. Porta avanti la sua ricerca in modo ibrido e multidisciplinare. Suoi lavori audio-visivi, fotografici e installativi sono stati esposti in Italia e all’estero in mostre personali e collettive, attraverso progetti pubblici e festival cinematografici. Il suo lavoro è citato in saggi critici e fa parte di collezioni pubbliche. Di prossima uscita sono il suo primo film “L'albero di trasmissione” e un particolare progetto editoriale “Le persone sono più vere se rappresentate”, edito da postmedia-books, Milano.

Enzo Calibè

(San Giorgio a Cremano, NA, 1980 - vive e lavora a Milano)

Diplomato in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha conseguito il Master “Paesaggi Straordinari” in Landscape Design alla NABA di Milano. Ha partecipato a mostre personali e collettive, in spazi pubblici e privati, tra cui Di.st.urb., Scafati (SA); Fondazione Noesi, Martina Franca (TA); PAN Palazzo delle Arti di Napoli (NA); NOTgallery (NA); Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano; Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (PG). Partendo da un approccio ecocentrico, attraverso l’utilizzo di diversi media tra cui l’installazione, il disegno e il video, indaga le possibili relazioni tra estetica, ecologia, etica e politica

Oppy De Bernardo

(Locarno, 1970)

Ha studiato all'Accademia di Como e successivamente a Brera. La sua ricerca è incentrata sull'analisi dei limiti percettivi della realtà ordinaria, attraverso cortocircuiti relazionali generati con la ricontestualizzazione di oggetti di uso comune. Nel 2008 partecipa alla XIV Edizione del Corso Superiore di Arti Visive, Fondazione Antonio Ratti, Como e vince il Premio Epson FAR. Nel 2009 è tra gli artisti del R.o.R. Artist in Residence Program, Sempas, Slovenija. Tra le ultime mostre: Triennale d'art contemporain Valais (VS), 2014; “Subjective Maps/disappearances”, National Gallery of Iceland, Reykjavik (IS), 2013; “Scacciapensieri”, Ala Est, Museo Cantonale, Lugano (CH), 2012; “Tu con quest'acque a rinfrescarlo impara”, Antico Monastero delle Agostiniane, Monte Carasso (CH), 2011; “Fuoriclasse”, PAC, Milano, 2012.

Daniela Di Maro

(Napoli, 1977 – vive tra Napoli e Milano)

Diplomata in Arti visive e Discipline dello spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, lavora con la galleria Dino Morra Arte Contemporanea. Ha preso parte a mostre personali e collettive in Italia e all’estero e nel 2012 ha vinto il premio “Un’opera per il Castello”, Castel Sant'Elmo, Napoli. Il suo lavoro è conseguenza di un approccio interdisciplinare in cui convivono riflessioni di carattere scientifico, antropologico ed estetico, veicolate spesso dall’uso di nuove tecnologie. L’osservazione delle dinamiche naturali è alla base della ricerca che, attraverso i linguaggi del disegno, del video e dell’installazione, indaga nuove possibili relazioni tra uomo e natura.

Silvia Giambrone

(Agrigento, 1981 – vive e lavora a Roma)

Diplomata all'Accademia di Belle Arti di Roma, è tra i fondatori di 26cc, Roma. La sua ricerca è incentrata sulla soggettività e la relazione tra corpo, linguaggio e potere. Lavora con video, installazione, scultura, suono. Tra le mostre: “Pandora's Boxes”, CCCB Museum, Madrid, 2009; Eurasia, Mart, Rovereto, 2009; Moscow Biennale: Qui vive?, 2010; Flyers, Oncena Biennal de la Havana, 2012; Re-Generation, Macro, Roma, 2012; Kaunas Bienale Unitext, 2013; “Let it go”, Museo Riso, Palermo, 2014; Critica in arte, MAR Museum, Ravenna, 2014; “Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, MAG Museum, 2014. Nel 2015 sarà in residenza all'ISCP di New York . Tra i premi: Kaunas Biennale, primo premio (2013); Premio Epson (2009).

Annalisa Macagnino

(Tricase, LE, 1981 – vive tra Lecce e Roma)

È laureata in Storia dell’arte contemporanea presso l'Università del Salento, Lecce. La sua ricerca interessa vari ambiti della creatività contemporanea – dall’installazione alla serigrafia, dal ricamo alla pittura –, concentrandosi sul disegno come strumento di sintesi emotiva atto ad esprimere la fugacità e l’irrequietezza del pensiero, ponendo il pubblico di fronte alla sua personale e talvolta autobiografica visione dell’identità femminile. Nel 2013 è selezionata da CreArt – Network of Cities for Artistic Creation per alcuni progetti tra cui una residenza artistica a Salzamt Atelierhaus, Linz, e la mostra europea itinerante “The Real more than Real”. Tra le mostre: “She Devil 3”, Galleria Studio Miscetti, Roma; “Avventure Minime”, ex-Convento di San Lorenzo, Salerno; “Disegni. Segni. Grafie”, Fondo Verri, Lecce.

Valentina Maggi Summo

(Milano, 1981)

Diplomata all'Accademia delle Belle Arti di Brera, ha conseguito il master in Arti visive e Studi curatoriali alla Naba. Il suo lavoro esplora un interesse sensibile riguardo i luoghi e i rituali della quotidianità di spazi privati e urbani. Utilizza, fra le altre, la pratica della narrazione e le metodologie della microstoria come strumenti di comprensione, indagando il rapporto tra dimensione reale ed esperita. Ha esposto in sedi quali: Villa Strozzi (FI), Frigoriferi Milanesi (MI), MotelB (BS); Museo d'arte contemporanea “Villa Croce” (GE); S.A.L.E. Docks (VE), CRAC – Contemporary Art Research Centre (CR), Isola Art Center (MI), Fondazione Merz (TO), Careof-DOCVA (MI), Galerie Esca (Nimes, FR), Cultural Centre of Gerencia (Valencia, ES).

Sabrina Muzi

(San Benedetto del Tronto, 1964 - vive a Bologna)

Ha condotto gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Espone in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero e ha partecipato a vari programmi di residenza: “Atlantic Center for the Arts”, Florida, 2001; “IASK-Changdong Art Studio”, Museo d’Arte Contemporanea di Seoul, 2007; “943 Studio Residency Program”, Kunming, Cina, 2010; Taipei Artist Village in Residence, Fellowship 2013. Nel 2012 è tra le vincitrici del Premio Terna 04. Il corpo, il paesaggio, l’utilizzo di elementi organici e naturali, il dialogo tra natura e storia, l’azione rituale come retaggio arcaico e culturale, la ciclicità, la metamorfosi e il mondo dei simboli tornano costantemente nel suo lavoro, attraverso installazioni, fotografie, video, disegni, performance, libri d'artista.

Patrizia Emma Scialpi

(Taranto, 1984 – vive a Milano)

Laureata in Beni Architettonici, Archeologici e dell’Ambiente presso l’Università degli Studi del Salento, conclude nel 2013 gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, diplomandosi in Arti visive. La sua ricerca si concentra sulla natura e sulla diversità dei legami e delle relazioni che intercorrono tra gli individui in rapporto ai differenti contesti ambientali e storici, nel tentativo di instaurare un dialogo chiarificatore con il presente. Utilizza registri espressivi e media diversi – video, installazioni, interventi site specific, pittura – arricchendo nel contempo la propria indagine di stratificazioni e ancoraggi segnici ricorrenti.

Salvatore Tulipano

(Milano, 1985 – vive a Brugherio, MB)

Diplomato in Scultura a Napoli, la sua ricerca si struttura sul rapporto tra scultura e architettura. I suoi progetti plastici, realizzati in cartone pressato, consistono in sculture di grandi dimensioni dai volumi asimmetrici e frammentati, con incastri, aggetti accentuati e fenditure che invitano a entrare nello spazio, percorribile ma privo di funzionalità. Tra i premi ricevuti: vincitore del Como Contemporary Contest, 2013; selezionato al Jeune Création Européenne Biennal, 2013; vincitore del Premio Profezie Presenti, Buscate (MI), 2012; finalista al Padiglione Accademie, 54 Biennale di Venezia, 2011. Tra le mostre personali si segnala: “Pavilion”, San Pietro in Atrio, Como, 2013; “Plastic/Architectonic Block”, Spazio Danseei, Olgiate Olona (VA), 2012.

Giacomo Zaganelli

(Firenze, 1983 – vive tra Firenze e Berlino)

Lavora al confine tra arte, architettura e spazio creando installazioni di arte pubblica, progetti curatoriali e di ricerca. Dal monumentale al site-specifc, la sua pratica è indirizzata a lavori di installazione e rivolta verso l'analisi di spazi residuali, dimenticati e sofferenti. Nel 2005 fonda :esibisco., laboratorio collettivo atipico che crea progetti partecipativi sulla riappropriazione dello spazio. Tra i principali progetti realizzati: “Non a tutti piace l'erba”, Firenze, 2008; “La aappa dell'abbandono”, 2011, in progress; “La Chiesa di Fieno”, Monastero di Siloe, 2012; “memorie”, Trani, 2014. 

Virginia Zanetti

(Fiesole, FI, 1981 – vive a Firenze)

Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, collabora con istituzioni pubbliche come il Museo Man di Nuoro, la Kunsthalle di Berna o il Museo Pecci di Prato. Il suo lavoro è presente in collezioni private e pubbliche come il Mac di Lissone, Frigoriferi Milanesi, il borgo di Latronico. Il suo lavoro è inteso come un dispositivo che tenta di individuare e abbattere il confine tra l’opera e le persone attraverso dinamiche relazionali. Le opere diventano parte integrante dell’ambiente in cui nascono, collettori di dinamiche umane. Nelle esperienze performative i partecipanti sono invitati a compiere esercizi “impossibili” per confrontarsi con i propri limiti, e trovare in essi uno slancio verso l’alterità.

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